Ho iniziato progettando impianti. Cantieri navali, industria pesante, disegni tecnici in cui un errore non è un bug — è un danno. Ho imparato a ragionare con i vincoli reali, non con quelli teorici.
Poi sono diventato responsabile della manutenzione meccanica di uno stabilimento industriale. Impianti complessi, risorse limitate, tutto urgente. Non c'era nessuno strumento adeguato per gestire quello che dovevo gestire — quindi ne ho costruito uno. Un sistema che coordinava manutenzione programmata e straordinaria, magazzino, acquisti, reparti. Non perché fossi un tecnico informatico. Perché avevo un problema reale davanti agli occhi e nessuno me lo stava risolvendo.
Quella è stata la prima volta. Non l'ultima.
Per tredici anni ho diretto tecnicamente uno studio di ingegneria strutturato — commesse complesse, team multidisciplinari, settori diversi. In ogni contesto ho costruito strumenti per far lavorare meglio le persone intorno a me. Non partivo mai dalla tecnologia. Partivo dal problema.
Nel 2018 ho fondato Alemik per farlo per gli altri — per le PMI industriali che hanno processi troppo specifici per i software standard e troppo critici per restare su un foglio di calcolo. Quei processi che si trascinano da anni perché richiedono qualcuno che capisca l'industria prima ancora di aprire un editor.
“Non arrivo con una demo. Arrivo con le domande giuste.”
Il mio metodo non è cambiato da quando costruivo software per me stesso: capire come funziona davvero un processo — non come dovrebbe funzionare sulla carta — prima di proporre qualsiasi cosa. Se qualcosa è stato fatto in un certo modo per anni, un motivo c'era. Il mio lavoro è capire quel motivo, non ignorarlo.
Se hai un processo operativo che nessuno ha mai risolto davvero, parliamone. Non ti prometterò nulla nella prima conversazione. Ti ascolterò.